Suor Arcangela, artigiana di pace
Tra i tanti missionari che “vivono per dono”, c’è anche suor Arcangela Orsetti, della congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione, che da 51 anni opera in Siria e oggi gestisce l’ospedale Saint Louis di Aleppo. 
La scelta di non abbandonare il Paese durante i lunghi anni di guerra è stata la testimonianza più vera e concreta del dono.
E ancora oggi la gente ringrazia le suore che sono rimaste accanto alla popolazione, diventate speranza e conforto nel buio del conflitto.
«Abbiamo messo semplicemente in pratica le parole di Gesù: “Non c’è amore più grande che donare la vita per coloro che amiamo”. 
E noi amiamo questo popolo, dove Lui ci ha mandato per servire e per donare tutto quello che abbiamo», si schermisce la suora, spiegando i motivi della scelta di rimanere.
Ma la missionaria è anche esempio di perdono, vissuto non con gesti eclatanti, ma inserito nelle pieghe della vita quotidiana.
Sì, perché durante gli anni della guerra, suor Arcangela ha costruito rosari, crocifissi, candelieri e altri oggetti di pace, utilizzando proiettili e bossoli raccolti per le strade: «È stato un lavoro realizzato nella preghiera - racconta - perché ad ogni pallottola che sistemavo domandavo al Signore di donarci la pace e di convertire il cuore di quelli che, utilizzando queste armi, avrebbero voluto ferire o uccidere». 
Approfondisci la sua storia con l’articolo "Suor Arcangela, artigiana di rinascita in Siria” di Chiara Pellicci, uscito sul n.1/2022 di “Popoli e Missione”










