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«La guerra a pochi passi»

09 Marzo 2022
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La preziosa testimonianza di un Missionario della Consolata, in Polonia, sulla drammatica situazione del conflitto in Ucraina.

 

Negli ultimi mesi, prima il problema dei profughi sul confine tra la Bielorussia e la Polonia, poi lo scoppio in queste settimane della guerra in Ucraina, ha portato l’attenzione e la preoccupazione del mondo intero a pochi passi dalle nostre comunità presenti in Polonia. Senza nulla aggiungere a tutto quello che si sta dicendo e scrivendo in questi giorni a proposito del conflitto, provo a caldo a scrivere qualche impressione da un punto di vista geografico molto vicino a questi eventi disastrosi.

Come alcuni esperti hanno giustamente sottolineato, il conflitto, iniziato con l’invasione russa del territorio ucraino, trova i suoi inizi nel 2014. Da quel primo tentativo circoscritto alla zona sud est del Paese, è proseguito per tutti questi anni, come una cenere che si consuma sotto la brace di un fuoco apparentemente spento.

L’attacco della Russia all’Ucraina racchiude in sé diversi risvolti di tipo economico, storico, politico e culturale. I due Paesi, lungo i secoli, hanno mostrato fasi alterne di predominio, cambiando spesso i confini geografici di tutta l’area. C’è un’immagine usata in questi giorni che mostra le date di fondazione di Kiev associate a delle chiese in confronto nello stesso tempo con Mosca rappresentata con quattro boschi. Nel IX secolo, infatti, mentre Kiev era una città già fiorente e importante, Mosca non era stata ancora costruita. Questo per sottolineare che, se cerchiamo un inizio storico nella Russia di oggi, lo troviamo proprio nel Paese che i russi stanno invadendo, in quella cultura che il presidente Putin ha dichiarato di disprezzare e che nei fatti vuole cancellare. Gli eventi storici successivamente hanno sempre più consolidato la Russia, che nel suo apogeo imperiale ha sottomesso tanti paesi confinanti. Questo è durato fino alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso quando, con la caduta del muro di Berlino, tanti Paesi dell’est Europa e dell’Asia hanno ritrovato la propria indipendenza in forme democratiche e costituzionali.

Negli ultimi giorni, prima dell’invasione, si parlava molto e in modo esclusivo della regione del Donbass, come di quell’area confinante con la confederazione russa che condivide non solo il confine ma dove al suo interno vivono molte famiglie di origine russa. Sembrava che il problema fosse circoscritto lì... Gli eventi successivi hanno smentito questo. L’attacco a tutto il Paese, preceduto da un lungo discorso televisivo del presidente Putin in chiave di revisione storica unilaterale, hanno mostrato una realtà che ha superato ogni immaginazione: l’obiettivo non è circoscritto a una regione ma è quello di destabilizzare tutto il Paese, costi quel che costi, trovando nuovi equilibri geopolitici più corrispondenti alla Russia.

Nei giorni scorsi le bombe sono cadute in tutto il Paese, anche a soli 120 chilometri dal confine con la Polonia.

L’Ucraina si trova negli ultimi anni per un certo senso in un limbo, tra l’Unione Europea a cui guarda senza farne parte, ed a est la Russia, Paese con cui condivide la storia e la cultura. L’ammissione alla Nato da parte dell’Ucraina è stata uno dei temi che più ha fatto discutere prima dell’invasione. Durante un mio viaggio che feci in Ucraina nel 2018 a Leopoli, mi accorsi di come il tessuto sociale della famiglie fosse eterogeneo. È comune infatti trovare nei membri delle famiglie professioni cristiane diverse, ortodosse, cattoliche o greco-cattoliche, così come varie nazionalità, mischiate: ucraine, russe, polacche, ecc.

Questi punti sono importanti e da tenere in conto nel fare una lettura della realtà. Mentre scrivo, credo che nessuno possa conoscere che cosa accadrà da qui a poco. Le sanzioni che l’America e l’Unione Europea stanno imponendo, con lo scopo di indebolire alla base i russi, dovranno dimostrarsi effettive e non ritornare come un boomerang verso coloro che le hanno imposte. Occorre anche tenere presente che ci sono altre potenze nel mondo non direttamente coinvolte ma che possono in un qualche modo rendere meno effettive le stesse sanzioni.

Assistere a tutto questo da un Paese confinante come la Polonia permette di vedere la realtà da una diversa prospettiva. Parlando in questi giorni con i polacchi, specie di una certa età, su quanto sta avvenendo in questi giorni, si ha la sensazione di parlare con persone che hanno già visto le scene di questo film. Si trovano rabbia e rassegnazione nel vedere bombardamenti e civili innocenti uccisi. Spesso scuotendo la testa si commenta: «È sempre stato così da decenni…», come uno dei peggiori incubi che all’improvviso ritorna nel cuore della notte. Alcuni, senza mezzi termini, con gli occhi lucidi, si lasciano scappare frasi del tipo: «Se la cosa continua i prossimi saremo noi…». Altri, invece, trovano in questo il motivo per mostrare con orgoglio la propria fierezza e il coraggio di difendere in ogni modo la propria patria. Una storia che si ripete.

profughiucraina1I rifugiati, che in grande numero stanno scappando dalla guerra entrando in Polonia, trovano una organizzata accoglienza. Le frontiere infatti sono state aperte e il passaggio è facilitato. Il numero di profughi è molto alto, con un costante e giornaliero aumento. Alcune stime, a quasi due settimane dall’inizio del conflitto, parlano di oltre 2 milioni di persone. Si tratta per lo più, in questo momento, di donne con i loro bambini. Gli uomini infatti rimangono a combattere…

profughiucraina2Notevole è lo sforzo di accoglienza che si sta attivando. Il nostro aiuto, come Missionari della Consolata presenti in Polonia (siamo qui da anni, attualmente con sei confratelli provenienti da cinque Paesi diversi, da tre continenti), si sviluppa in tre direzioni: accoglienza dei rifugiati, raccolta di beni ed offerte.

profughiucraina3 1Anche nel nostro Comune, Łomianki, vicino a Varsavia, in collaborazione con la parrocchia e la Caritas, ci stiamo adoperando. Da giorni arrivano pullman di mamme e bambini. Il nostro compito è cercare famiglie che li ospitino. Non è escluso che anche nella nostra casa a Kiełpin si possa accogliere qualcuno. A Białystok, una città confinante con la Bielorussia, stiamo collaborando con la Caritas locale con aiuti arrivati dall’Italia a favore dei migranti.

Accanto alla nostra comunità a Konotop, da cinque anni, una fondazione di volontariato giovanile missionario dal nome “Opera per la missione” prima che iniziasse la guerra stava predisponendo un campo lavoro per l’estate: ora si stanno organizzando per aiutare per questa emergenza.

 

Per noi cristiani è già iniziata la Quaresima.

Chiediamo nella preghiera il dono della Pace e, come gesto di autentica conversione, costruiamo Pace attorno a noi.

Padre Luca Bovio

Superiore dei Missionari della Consolata in Polonia