Perché donare la vita?
La parola perdono, o anche solo dono, sembra davvero fuori moda oppure senza alcun senso. Le domande sono: perché donare la mia vita? Vale proprio la pena? Mi darà qualche realizzazione? Sì, perché oggi è importante e essenziale realizzarsi! Non che io sia contro questo, anzi, tutt’altro.
Esiste però un serio rischio nel volersi realizzare e andare a finire nei vari burroni che la vita o le persone ci mettono davanti. E allora cosa fare? Una domanda da un milione di euro!!!
Nella vita non esistono parole preconfezionate per rispondere a queste domande, esistono però dei percorsi che, se accolti, certamente la nostra vita sarà molto più bella e serena, ovvero realizzata. La pista per eccellenza è proprio il donarsi, come ha fatto Gesù.
Lui stesso, per amore, ci insegna come affrontare la vita e le sue difficoltà: donandoci. “Dio ama chi dona con gioia”, dirà san Paolo ai Corinzi, ma oso dire che è il dare che ci rende gioiosi, e san Francesco: “È dando che si riceve, è perdonando che si è perdonati”.
I santi, che per primi hanno seguito quanto Gesù ha chiesto e fatto, hanno sperimentato una vita donata senza riserve, senza “io ti do… ma…”. Essi ci hanno insegnato con il loro esempio che vale la pena donare la vita, perché essa è un dono di Dio e che noi possiamo ricompensare donandola ai fratelli e alle sorelle. E va bene, ma chi mi legge potrà dire: sì, tu sei una monaca, ma come funziona questo che stai scrivendo? Vi assicuro che funziona, eccome! Possiamo donare la vita nella preghiera d’intercessione, pregando ogni giorno, senza stancarci, per ciascuno di voi e per le vostre intenzioni. E vi dico di più: nella Bibbia è proprio la supplica d’intercessione la più potente forma di preghiera che viene esaudita da Dio, quella che tocca il Cuore di Dio. Pensiamo ad Abramo, Mosè, ai profeti e proprio a Gesù… e alle monache di clausura! Quindi la prima pista è essere dono.
La seconda, non meno importante della prima, è il perdono. Mamma mia, come è difficile perdonare… Con questo non voglio dire che dobbiamo restare inermi e subire ogni forma di aggressione. No! Non sarebbe nemmeno evangelico parlare di perdono in questo modo. Anzitutto capiamo bene l’amore che Gesù ci chiede, cioè “amarvi gli uni gli altri”. Di certo non si tratta di carezze, abbracci o rapporti ravvicinati. L’amore vero è quello che non paga il male con il male, ma paga il male con il bene, in altre parole: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità” (Cor 13, 4-6).
Oltretutto il perdono fa più bene a chi lo dà che non a chi lo riceve, perché mentre abbiamo una sofferenza dentro di noi verso qualcuno, tutto gira attorno a questo e ci tormentiamo, disperdiamo tante energie interiori, stiamo male dentro e fuori, restiamo bloccati. In questo caso, giungere a dare il perdono è una vera e propria liberazione, una guarigione interiore capace di ridare la felicità perduta. Attenzione che sto parlando solo del soggetto che concede il perdono, non sto analizzandone le cause, che a volte possono essere gravi o trattarsi di cose piccole, ma che il nostro cuore non è capace di perdonare e mandare giù. In ogni caso, grave o meno grave, abbiamo solo da guadagnare se perdoniamo, perché rompiamo per sempre le catene che ci legano alla persona che ci ha ferito e dico catene perché la mancanza di perdono ci rende prigionieri, tristi, schiavi e uniti alla aggressione che abbiamo subito o che crediamo di aver subito.
Ritorno allora alla domanda iniziale: perché donare la mia vita? Vale proprio la pena? Mi darà qualche realizzazione? La mia risposta è sì! Solo donando la vita e perdonando gli altri raggiungeremo la vera gioia, quella che nasce dalla pace, la stessa pace che Cristo Risorto ha donato ogni volta che si presentava ai suoi discepoli: “Pace a voi”.
E tu? Cosa ne pensi? Qual è la tua risposta? Dio la sta aspettando!







