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La missione di essere profeti di “Per-dono”

19 Febbraio 2022
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Convegno Mondialità 2022

 

 

Perdono, pace, riconciliazione: possono sembrare «parole di altri tempi», come se il contesto contemporaneo e cittadino, così come quello planetario, siano insensibili a queste parole, ha sottolineato l’Arcivescovo Mario Delpini introducendo il Convegno Mondialità 2022, promosso da Pastorale missionaria, Pastorale migranti e Caritas Ambrosiana.

Eppure il Festival della Missione 2022 ha scelto di offrirle alla nostra riflessione, ponendone il significato anche nel titolo, perché conservano una loro urgente attualità: “Vivere per dono”.

convegnomondialità1Proprio la giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi, direttrice artistica del Festival, ha moderato l’incontro con l’Arcivescovo Mario Delpini, la video-intervista a monsignor Christian Carlassare, vescovo di Rumbek in Sud Sudan (dove è stato ferito, nell’aprile del 2021), l’intervento di Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, e la tavola rotonda con le testimonianze tra Iraq, Italia, Colombia e Israele di Gemma Capra (vedova del commissario Calabresi), Adolfo Ceretti (criminologo) e Davide Bernocchi (rappresentante Catholic Relief Services).

 

convegnomondialità2«Noi abbiamo la missione di essere profeti», ha continuato monsignor Mario Delpini, sabato 12 febbraio. «Siamo nella nostra vita responsabili di una profezia e la profezia “Fratelli e sorelle tutti” è una profezia che cerca le sue radici».

«Anche il tema che viene proposto “Per-forza o Per-dono” cerca le radici, cerca il motivo e cerca la forza a cui attingere per costruire la storia dell’umanità come storia di fraternità».

 

Quale forza ha sostenuto Gemma Capra, Vedova del Commissario di Polizia Luigi Calabresi, lo comprendiamo dalla sua storia, testimoniata e condivisa con tutti: il perdono incarnato nella propria vita.

«Devo partire da quella mattina del 17 maggio 1972, quando uccisero mio marito, Luigi Calabresi».

«Un dolore lacerante», ma «non si può rimanere fermi al momento della tragedia, al momento dell’ingiustizia». «Piano piano, un’assurda pace»: «ho sentito la presenza di Dio: ecco, io quella mattina ho ricevuto da Dio il dono della Fede», che «non toglie la sofferenza ma la riempie di significati». «Io come cristiana sapevo che dovevo perdonare», ma «è molto difficile perché ho scoperto che il perdono non lo puoi dare con l’intelligenza, non lo dai con le parole: il perdono lo dai solo col cuore, lo dice la parola “Per-dono”».

«Dio aveva già perdonato al posto mio e io avevo il tempo del cammino»…

 

Un cammino: come è un cammino, un percorso, quello del modello di giustizia per il quale lavora da ventisette anni il professore ordinario di criminologia della Bicocca Adolfo Ceretti. Una “giustizia riparativa” che «entra in gioco solo se le persone, davanti alla Giurisdizione, si assumono tutta la responsabilità di quanto viene loro contestato e cooperano nel modo più completo». «La riparazione va intesa come una attivazione che assume l’irreparabilità del male commesso, di per sé ineliminabile, e rilancia al contempo la possibilità di progettare un agire responsabile per il futuro».

 

convegnomondialità3«Il perdono non è una cancellazione - spiega mons. Pizzaballa. - Il peccato, la ferita, resta, ma, in un certo senso, viene assunta, condivisa. Perdonare significa accogliere su di sé il peccato altrui, decidere che quel peccato, quella colpa, non interrompe la relazione. Questo richiede sempre, tuttavia, anche un percorso di comprensione. Dio perdona per primo, ma contemporaneamente chiede anche che si torni a Lui. La Bibbia, dunque, ci presenta la forma più alta di perdono, che è anche la più alta forma di giustizia».

 

 «Il perdono non è una debolezza, il perdono ti fa volare alto, il perdono ti dà forza, il perdono ti fa vivere in pace con Dio e con l’umanità», ha aggiunto ancora Gemma Capra.

 

Ma per compiere questa scelta, quella della “via della riconciliazione”, è «necessaria un’educazione umana al perdono, una formazione culturale che consenta all’uomo di guardare gli eventi non esclusivamente dalla prospettiva delle proprie ferite, che hanno sempre un orizzonte limitato e chiuso, e lo aiuti ad interpretare gli eventi, personali e collettivi, con uno sguardo verso il futuro», ha guidato a riflettere monsignor Pierbattista Pizzaballa.

«Il perdono è sempre frutto di atto di volontà, di amore, di desiderio di incontro, di vita. Il “per-dono” vero è sempre un dono ricevuto e consegnato. È un’opzione del cuore, personale o della collettività».

«L’unico modo per insegnarlo è sperimentarlo e farlo sperimentare» - riflette il Patriarca -. «Spesso si tratta soprattutto di “stare”, dentro quel mondo ferito, facendosi prossimo, senza la pretesa di insegnare a perdonare, cercando di condividere».

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Scarica l'intervento dell’Arcivescovo Mario Delpini

Scarica la relazione di mons. Pierbattista Pizzaballa

Scarica l'intervento di Gemma Capra

Scarica l'intervento del prof. Adolfo Ceretti

 

Rivedi il Convegno, disponibile sul canale YouTube di Caritas Ambrosiana:

La redazione