“Invisibili”, Donne vittime di tratta dalla strada all’indoor passando per il web
Mercoledì 8 febbraio al Pime di Milano si è tenuto il convegno per la giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani, organizzato in collaborazione con Ucsi Lombardia e Caritas Ambrosiana.
“Invisibili”, il titolo dell’incontro, perché di questo si è parlato: dell’invisibilità - reale e mediatica - di un fenomeno sotto gli occhi di tutti. La tratta di persone per sfruttamento, sessuale e lavorativo, è un crimine sempre più nascosto e che riesce ad emergere solo grazie al costante lavoro degli operatori e delle operatrici presenti in parte all’evento.
Dopo i saluti di Mario Ghezzi, direttore del Centro Pime di Milano, e Pino Nardi, responsabile di Ucsi Lombardia, ha preso inizialmente la parola Gianfranco Della Valle, coordinatore del Numero Verde antitratta, per presentare il fenomeno nelle sue complesse sfaccettature. «Dal 2017, noi abbiamo visto 16.501 persone vittime di sfruttamento». Oggi, «il 30% circa sono uomini, magari costretti a lavorare nei campi per 2€ all’ora», ha precisato, evidenziando così quanto le modalità e i numeri dello sfruttamento stiano cambiando. «I nostri dati ci dicono che la prostituzione di strada è in netto calo in tutta Italia - ha proseguito - e che sono sempre meno le donne nigeriane coinvolte nella tratta e nello sfruttamento sessuale». Sembrano quindi sparite le 23.500 donne che tra il 2014 e il 2017 sono sbarcate in Italia dalla Nigeria e che nel 2022 rappresentavano il 69,5% delle emersioni registrate dal Numero Verde. «Che fine hanno fatto?», ci si potrebbe chiedere. Alcune di loro sono realmente uscite dai circuiti dello sfruttamento, perché hanno pagato il loro “debito”, altre invece, secondo Della Valle, sono state solo orientate verso altri Paesi in Europa, soprattuto verso quelli del Golfo, dove i livelli di sfruttamento sono ancora più brutali e traumatici. Dall’altra parte, ha continuato il coordinatore, «stanno crescendo altre nazionalità, non solo dell’Est Europa, ma anche soprattutto del Sud America, in particolare Colombia e Venezuela. Lì dove ci sono crisi economiche molto forti, aumenta il fenomeno della tratta». A queste problematiche, si somma il tema dei figli di queste donne, a cui bisogna garantire una tutela e per cui la collaborazione con gli enti locali è fondamentale.
Il quadro attuale e lo sguardo oltre
Un quadro complesso, dunque, quello che restituisce il coordinatore del Numero Verde, confermato poi dall’esperienza sul campo di Nadia Folli, che dal 2005 lavora per l’Unità di strada Avenida di Caritas Ambrosiana. «Andiamo a incontrare quegli invisibili là dove in realtà sono sempre stati visibili», rivela, descrivendo le uscite, di notte e di giorno, lungo le statali e non solo, a seconda di come le dinamiche del territorio muovono il mercato della prostituzione. Ci si avvicina alle vittime in punta di piedi, ha raccontato la Folli, e si tenta innanzitutto un «aggancio sanitario» - ovvero sensibilizzare le vittime riguardo ai rischi per la salute - per poi offrire loro altri servizi e possibilità. «Avere lo sguardo oltre la strada significa che, a partire dalla relazione che si costruisce stando lì, si fanno emergere altri bisogni. L’idea è di “camminare per la dignità”, come ha detto oggi Papa Francesco». Il lavoro di prossimità di tanti anni ha permesso ad Avenida di essere un osservatorio privilegiato sul fenomeno e di evidenziarne alcuni aspetti. Si scopre così, per esempio, che a Milano «il mercato della prostituzione è un mercato razzista»: in città si incontrano infatti donne bianche provenienti dall’est Europa - per lo più Romania e Albania - e nelle periferie invece ragazze nere. Negli anni sono però mutate anche le nazionalità di provenienza. «Il nostro agire è abituato a stare nei cambiamenti» ha aggiunto l’operatrice, elencando le variazioni dei numeri, dei flussi e perfino delle pratiche e modalità di sfruttamento. D’altronde, i fattori che regolano il fenomeno della tratta sono diversi: le questioni politico-normative relative all’immigrazione, le scelte politiche di presidio e controllo del territorio e il diversificarsi dei luoghi di prostituzione.
Come si espande il problema?
Non è solo sulla strada infatti che le vittime vengono sfruttate, ma anche al chiuso, in appartamenti o centri massaggi. Lo ha spiegato poco dopo Isabella Escalante, operatrice sociale dal 2004 e oggi responsabile del servizio emersione vittime di tratta e sfruttamento della Fondazione Somaschi, la prima realtà che ha iniziato a fare indagini indoor. «Si tratta di tutte quelle attività che facciamo per entrare in contatto con le potenziali vittime di sfruttamento sessuale negli spazi al chiuso» ha spiegato Escalante. In questi casi, è ancora più difficile intervenire perché ci sono tante barriere fra gli operatori sociali e le donne, per lo più cinesi, contattate rispondendo agli annunci su internet. Il primo contatto con loro è quindi telefonico e così, ha continuato la responsabile: «Viene a mancare il linguaggio non verbale, tramite cui le vittime possono chiederci aiuto. Non sappiamo poi se, quando parlano con noi al cellulare siano sole o con lo sfruttatore a fianco». Le vittime indoor sono quindi le più invisibili tra gli invisibili: spesso passano giorni al chiuso senza uscire, in un luogo che spesso è sia casa che “posto di lavoro”. Per gli operatori come Isabella, è stato quindi fondamentale adeguare il proprio modus operandi e usare varie modalità per contattare le vittime, per esempio, tramite WeChat, l’app di messaggistica più utilizzata fra i cinesi.
Per comunicare a vedere questi invisibili, se ne dovrebbe poi parlare di più. Interviene allora Paola Barretta, portatovoce dell’associazione Carta di Roma e analista dell’Osservatorio di Pavia sui media che spiega come il dato di realtà venga spesso falsato dalla sua rappresentazione. Spesso infatti i temi legati all’immigrazione vengono inseriti in cornici ansiogene oppure, al contrario, di estrema emotività. «La questione della tratta può entrare nella narrazione» ha osservato Beretta «e può essere legata ad altre questioni, come quella sanitaria, diventando così di interesse pubblico, contribuendo a rendere dei temi e delle persone non più invisibili e anche a fare delle operazioni di policy».
I progetti
Un tentativo è già stato fatto dalla giovane redazione di “Emersioni, storie e percorsi dallo sfruttamento all’autonomia”, il progetto editoriale diretto dal giornalista Giuliano Battiston. «È un’iniziativa promossa da Città Metropolitana di Milano - ha spiegato in collegamento da Roma - che attraverso altre due associazioni - cheFare e CODICI, Intervento e Ricerca -, per il secondo anno ha cercato di rendere i contenuti relativi alle attività contro lo sfruttamento più accessibili. È nata così la rivista “Emersioni” che racconta proprio il lavoro delle associazioni che fanno capo al progetto Derive&approdi». Un esempio di giornalismo intenzionale che decide di rendere visibili quei temi e persone nascoste dall’indifferenza. (Qui il link per scaricare gratuitamente la rivista:https://lnk.bio/emersioni ).
Il Convegno si è concluso con Ileana Montagnini, responsabile dell’area tratta e sfruttamento di Caritas Ambrosiana, e il suo augurio di «essere disvelatori di ipocrisie, per costruire il concetto di dignità di persona e il diritto di vederla realizzata».





