Voce del verbo "esserci"
Festival e missione: abbinamento insolito, come insolita sembra l'idea di celebrare la missione con un festival. Ma se il termine 'festival' evoca una popolarissima settimana canora nazionale, in comune i due eventi hanno solo, e in senso molto lato, il nome. La somiglianza si ferma qui. È vero che tra le molteplici attività nell'ambito del Festival della Missione ci sarà anche un concerto, con il "FdM Song Contest", riservato ai giovani, per dare voce musicale alle periferie delle nostre città e del mondo, ai riscatti dall'ingiustizia, ai valori umani, a un futuro del mondo degno del Creato e delle sue creature.
Il Festival della Missione, il secondo, dopo quello di Brescia del 2017, sarà davvero originale.
Promosso dalla Conferenza Istituti Missionari italiani (CIMI) e dalla Fondazione Missio Italia della Cei, si svolgerà ancora una volta in Lombardia, dove le risorse organizzative offerte dalla nostra diocesi e da una metropoli dai diversi volti come Milano sembrano garantire le condizioni migliori per la sua realizzazione, curata da un Comitato con specifiche competenze pastorali, oltre che culturali ed artistiche. Non sarà però un festival ambrosiano: l'invito è aperto all'interesse di chiunque, da qualunque provenienza giunga.
Un crocevia di incontri
Il logo dice già molto su ciò che il Festival vuole essere. Un gomitolo da cui si dipanano dei fili colorati: l'idea del nostro mondo e dei suoi continenti, definiti non da confini ma solo da fili di diversi colori, interconnessi come lo sono i nostri tanti mondi umani, così diversi e inuguali, la cui pluralità, da somma delle differenze, diventa tessuto in cui si possono amalgamare le ricchezze dei colori di tutti. Un mondo di fili non chiusi nella perfezione di un cerchio: fili che si dipanano, si fanno di un solo colore e si aprono al 'fuori', vanno oltre il gomitolo.
È il cammino dell'annuncio. La missione, appunto. Quella dei missionari che vanno in terre lontane e quella di tutti noi, chiamati a essere testimoni e annunciatori del Vangelo qui, nei nostri luoghi di vita.
Il Festival sarà una finestra aperta sulla missione in questa sua dimensione integrale di chiamata, per chiunque crede nel Vangelo, a darne testimonianza vissuta in ogni luogo della terra.
Il cuore dell'evento sarà a Milano, dal 29 settembre al 2 ottobre, alle Colonne di San Lorenzo: luogo di incontri e crocevia della 'movida metropolitana', là dove, nelle intenzioni degli organizzatori, anche coloro che si troveranno a passare solo per caso “possano avere una domanda in più da farsi sull'idea di missione: perché, cosa è la testimonianza e cosa si testimonia".
Le manifestazioni saranno molteplici. Si conta su un momento di festa che sia «luogo di incontro tra diversi mondi di tutte le provenienze, tra persone disposte a lavorare insieme per costruire cammini di pace e riconciliazione. E sarà un grande laboratorio per imparare linguaggi nuovi e nuovi modi di attuare, oggi, la missione e preparare il suo futuro» (Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l'Azione Sociale dell'Arcidiocesi di Milano alla Seconda Assemblea Missionaria Diocesana del 22 febbraio scorso).
Si vorrebbe dare spazio soprattutto alle narrazioni, alle storie che raccontano la missione: le missioni lontane e gli annunci vicini, perché - secondo Lucia Capuzzi, nell'intervento all'Assemblea citata - «mentre le discussioni dividono, le storie permettono di trovare dimensioni comuni, di calarsi nella vita reale e trovare empatie».
Testimoniare il dono della misericordia
La sfida e il valore dell'evento stanno nei contenuti, che si articolano intorno al tema del dono.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8), è il titolo generale del festival, sintetizzato in “Vivere pe dono”, tre parole su ciascuna delle quali già in questo periodo nelle diverse nostre comunità, e così in tutto il territorio nazionale, si stanno orientando i percorsi di riflessione e testimonianza.
Non sarà un Festival autoreferenziale. L' attenzione sarà, da un lato, alla Parola che chiede di essere trasmessa e che altro non è, nella sua sostanza più profonda, se non Gesù incarnato, dono del Padre e lui stesso dono, e, dall'altro, al contesto attuale della vita ecclesiale, sociale e culturale. Con questo duplice riferimento, si pone al centro l'annuncio del Vangelo che chiama a esser-ci, per donare e farsi dono, qui e in ogni luogo, al di là dei confini definiti dei continenti, degli Stati, della Chiesa del 'noi-loro', per testimoniare la fratellanza dei figli di un unico Padre, che ha il suo valore più alto nella misericordia. Perché l'annuncio è questo.
L'invito del Festival allora è a fare proprio uno sguardo nuovo sulle figure di coloro che oggi scelgono di essere missionari, per vederli, secondo le parole della Direttrice artistica Lucia Capuzzi, come «ponte su altre realtà, voci delle tante terre di missione, quelle che non vediamo e non sappiamo raccontare».
Ma lo sguardo nuovo su chi va lontano non basta. Lo sguardo nuovo si deve rivolgere sulle nostre stesse comunità, perché l'annuncio chiama tutti noi.
Avremo spazio per un PostFestival in cui dedicarci all'annuncio comunitario come Chiesa in uscita, declinando anche nell'ambito delle nostre piccole comunità percorsi concreti che rendano «le nostre chiese maggiormente ospitali, capaci di ospitare il mondo e farsi ospitare da esso (…). Perché la rivelazione evangelica ci racconta un Dio che è lui per primo a chiedere ospitalità» (da “Vivere-per-Dono”, documento di lavoro definitivo Comitato Scientifico FdM2022).
Non è un cammino opzionale. E non sarà difficile né fuori dalla portata delle nostre comunità locali declinare percorsi in cui saper esserci come Chiesa ospitale, capace di rendere concreto il dono e il per-dono.
Articolo pubblicato sul numero di Maggio 2022 della rivista 'Comunicare' della Comunità Pastorale Paolo VI di Lonate Pozzolo-Ferno, Decanato di Gallarate-Zona pastorale II dell'Arcidiocesi di Milano







