Un gomitolo di relazioni vere: Vivere per dono
Giovedì pomeriggio dialogo tra don Alberto Ravagnani, comunicatore social, e mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto
Milano, 29 settembre 2022 - Il Festival della Missione continua andando al nocciolo dei valori che lo caratterizzano: la missione, la diversità e l’incontro. Non sono mancati nel dialogo tra don Alberto Ravagnani, comunicatore social, e Monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto. Un titolo e un programma: “Vivere per-dono” che da giovedì resterà impresso nei discorsi ed incontri fino a domenica ed oltre. La piazza delle colonne di San Lorenzo, luogo scelto per il confronto, si è popolata in poco tempo di interessati ascoltatori, religiosi, giovani e occasionali ascoltatori. Una cosa è certa: tutte le sedie di fronte al palco si sono riempite nel tardo pomeriggio di giovedì 29 settembre.
“Il titolo del Festival ci aiuta – ha esordito mons. Giuseppe Satriano - Siamo chiamati a essere per-dono per l’altro e per questo dobbiamo ritrovare l’altro nella relazione”.
Mons. Satriano è stato in Kenya-Marsabit come Parroco e ha ricordato un momento nel quale si è sentito in connessione con il continente che l’aveva accolto dal 1997 al 2000: “Lo Spirito Santo arriva prima di te. Ero apprendista missionario e, insieme a un missionario presente già da 9 anni in quella missione, dovevo fare un incontro in un villaggio. Ho trovato però una donna che mi ha dato una lezione che non dimenticherò: tu non devi essere povero, mi ha detto, ma devi avere un cuore da povero”.
Il dialogo con don Ravagnani è continuato spiegando come il mondo sia sempre più interconnesso e vicino alla realtà quindi di ciascuno di noi: “Questa è una sfida. Deve mettere in luce la differenza che c’è nella missione e capire come possiamo camminare insieme nella differenza. Scopriamo che per declinare la comunione dobbiamo trovare la diversità”.
Hanno affrontato anche il tema della guerra di come abbia invaso anche la nostra quotidianità e di come l’altro venga visto come un nemico, ma la Fede insegna altro. “C’è un termine forte e una condizione di vita a cui questo festival ci rimanda ed è l’ospitalità”. Sicchè anche il logo scelto è in linea con quanto si è detto: i fili intessono i personaggi del logo ed escono da gomitolo: “Così noi ci troviamo immersi in un mondo immerso di mille persone e volti. Non possiamo solo programmare e sistematizzare, ma dobbiamo avere cura delle relazioni. Anche noi siamo qua tutti quanti perché le relazioni tra di noi possano creare una rete di relazioni per proseguire alla missione”.







