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Newsletter luglio - La spiritualità come lingua che ci unisce

05 Luglio 2025
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La spiritualità non ha una sola lingua. A volte si esprime con le parole, altre volte con il silenzio, altre ancora con il canto. E spesso è proprio quando ci troviamo davanti a esperienze che non capiamo subito — una lingua sconosciuta, una melodia lontana, una voce fuori dagli schemi — che accade qualcosa: ci fermiamo, ascoltiamo, ci apriamo. Durante il Festival della Missione 2025 ci saranno diversi spazi in cui lasciarsi interrogare da linguaggi spirituali diversi. In particolare, tra gli ospiti avremo due voci significative, ciascuna a suo modo capace di tradurre lo spirituale in un’esperienza concreta: Monica Marziota, compositrice e musicologa, e Antonietta Potente, teologa e scrittrice.

Monica Marziota: cantare il mistero con lingue della terra

Il canto di Monica Marziota è un viaggio. Un pellegrinaggio spirituale tra radici, identità e memorie. È appena stato pubblicato il suo ultimo progetto discografico: si intitola Anima Mundi ed è una raccolta di canti sacri in lingue ancestrali — guaranì, grecanico-calabrese, latino, logudorese, giudaico-spagnolo, yoruba, náhuatl — che intreccia spiritualità, ricerca antropologica e poesia. Un’opera unica nel suo genere che è anche un atto di resistenza  culturale: queste lingue ancestrali tornano a risuonare con intensità in una scrittura vocale profondamente evocativa. Il progetto è stato presentato in prima mondiale il 26 giugno nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, a Roma. L’evento è stato promosso dall’Ambasciata della Repubblica di Cuba presso la Santa Sede, con la collaborazione di Ecce Musica – Associazione “cento giovani” e ha visto anche la partecipazione di Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. 

Marziota racconta che tutto è nato durante la sua gravidanza: in quel periodo ascoltava molta musica sacra, e ha riscoperto la figura di Santa Ildegarda di Bingen, monaca del XII secolo, e al tempo stesso avvicinandosi a culture e tradizioni apparentemente lontane, ma unite dalla dimensione della preghiera.

Durante il Festival, la voce di Marziota, sarà al centro della serata di venerdì 10 ottobre nella Chiesa di San Filippo Neri. Nata in Calabria, vissuta a L’Avana, Toronto, Roma, Monica è un’artista cosmopolita. Musicologa, performer, compositrice, è fondatrice della rivista “Ecce Musica”, lavora tra performance d’arte, ricerca vocale, atti simbolici e narrazione corporea. È capace di far dialogare il grecanico e l’ebraico, il sassone occidentale e il guaraní, in una liturgia del mondo. Per ascoltare l'Album: https://bfan.link/anima-mundi-canti-sacri-per-voce-sola-in-lingue-ancestrali

L’eredità di Ildegarda di Bingen 

Tra le ispirazioni più profonde dell’ultimo lavoro di Marziota c’è Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta nel XII secolo, figura visionaria e poliedrica. Considerata la prima compositrice di cui ci siano pervenute opere musicali complete nella tradizione occidentale, Ildegarda fu anche teologa, naturalista, poetessa e mistica. Le sue composizioni — inni, antifone, sequenze e l’intero dramma liturgico Ordo Virtutum — erano scritte in latino e pensate per essere cantate da voci femminili. Per Ildegarda, il canto era la forma più pura di lode a Dio: più potente della parola, più elevato dell’azione, perché capace di toccare direttamente l’anima. Nei suoi scritti, esprime spesso l’idea che il canto sia il respiro divino che si manifesta attraverso la voce umana.

Questo legame tra respiro e suono, tra Spirito e voce, è uno dei fili conduttori del progetto Anima Mundi, che si presenta come un omaggio contemporaneo all’intuizione ildegardiana: il canto come ponte tra cielo e terra, come lingua originaria dell’anima. Nel pensiero cristiano, il canto non è mai stato un’aggiunta alla liturgia, ma una sua forma originaria. Fin dalle origini, la Chiesa ha pregato cantando: il canto è parte costitutiva del culto, non semplice ornamento. I Padri della Chiesa – in particolare Sant’Agostino – vedevano nella musica un’espressione privilegiata della fede: una preghiera che coinvolge anima e corpo. Benedetto XVI ricordava che la musica sacra, quando nasce dalla fede e dalla preghiera, può aprirci uno spiraglio sulla bellezza del Paradiso. Anche la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium afferma che le diverse culture devono poter esprimere la lode a Dio attraverso le proprie tradizioni musicali, nella misura in cui sono compatibili con l’autentico spirito liturgico. Per questo, la preghiera in grecanico o in yoruba, in logudorese o in guaraní, è liturgia incarnata. 

 

‍Antonietta potente: la spiritualità come respiro quotidiano 

Ci sono parole che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Quelle di Antonietta Potente sono così: profonde e mai scontate. Domenicana dell'Unione Suore San Tommaso d’Aquino, Potente dopo aver conseguito il dottorato in Teologia Morale a Roma, si è trasferita in Bolivia, dove ha vissuto anche con una famiglia di etnia Aymara. Attualmente vive in Spagna, ma continua a insegnare Teologia della missione all’Università Cattolica Boliviana di Cochabamba. Nelle sue parole, è nel presente della realtà storica che si può cercare e amare il Mistero. Al Festival, Antonietta accompagnerà ogni mattina un momento spirituale con il titolo Bere al proprio pozzo. Un invito alla profondità: “il pozzo” come simbolo di interiorità, di fedeltà alla propria sorgente.

Nelle sue pubblicazioni, Antonietta invita a prendersi il tempo per stare, ad ascoltare il corpo, le parole interiori, la Parola di Dio. Come scrive nel saggio È vita ed è religiosa, «la vita è fatta per ricercare il mistero, non per esserne sicuri» e «non si tratta di rimettersi il saio, ma di ritrovare il senso». È una spiritualità evangelica nel senso più autentico.

Il suo pensiero dialoga con la grande tradizione, ma guarda oltre: alle culture ancestrali, al pensiero sapienziale femminile, alle forme non sistematiche della teologia. È una spiritualità che non divide il mondo in credenti e non credenti, ma al contrario uno sguardo che cuce.

La redazione