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"Missio Milano": la scintilla della fede, nel racconto di un Incontro

08 Settembre 2022
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Intervista a don Maurizio Zago, responsabile dell'ufficio per la Pastorale missionaria dell'arcidiocesi di Milano, sul significato della mostra "Missio Milano" che si potrà visitare nei giorni del Festival alla Basilica di S. Stefano

 

mostra1Qual è l'intento della mostra "Missio Milano"?

La mostra (che in realtà comprende quattro itinerari) intende far conoscere la cooperazione missionaria della Diocesi ambrosiana con la Chiesa universale nell’annuncio del Vangelo di Gesù.

 

“Il Racconto della Missione" attraverso quale percorso si snoda?

Il "Racconto della Missione", il primo dei quattro itinerari, intende focalizzare la situazione dei missionari ambrosiani che attualmente vivono sparsi per il mondo in nome del Vangelo, seminando parole di speranza. "Il Racconto della Missione" è la narrazione di un Incontro. Un incontro originato - secondo le varie modalità e sensibilità - dalla conoscenza di Gesù e della sua Parola. Ecco che l’Incontro diventa vocazione e, per suo naturale sviluppo, incontro di annuncio, di compassione, di gioia e rivelatore di novità. Tutto questo attraverso la testimonianza ed i differenti carismi dei nostri preti, religiosi e religiose, laici, famiglie.

 

Nelle quattro parti riferite alla missione ad extra (vocazione, annuncio, compassione, gioia) come sono distribuiti gli 80 missionari protagonisti de "Il racconto della missione"?

Abbiamo ricevuto molte testimonianze che naturalmente non possono essere riportate tutte nei pannelli della mostra. Per ogni pannello siamo stati "obbligati", per questioni di spazio, a proporre dalle quattro alle cinque testimonianze. Abbiamo però preparato un libretto che, suddiviso nelle varie sezioni del “Racconto”, presenta tutti i video ricevuti. Il libretto sarà consegnato a tutti coloro che visiteranno la mostra.

 

mostra2Quanti sono i missionari ambrosiani sparsi nelle periferie del mondo e cosa hanno da comunicare alla gente?

Pensiamo che sia impossibile conoscere il numero esatto dei missionari ambrosiani. Possiamo dire che abbiamo i contatti di circa 1400 missionari originari della diocesi, di cui però, molti, circa la metà, sono qui in Italia per animazione o per raggiunti limiti di età. Per capire che cosa hanno da comunicare a noi… beh, invitiamo a venire alla mostra!

 

Come si accosta la mostra su "Milano e i suoi missionari" alle altre tre storie presentate?

Gli altri tre itinerari puntualizzano tre differenti storie. Sono come un puntare una lente di ingrandimento su un particolare: lo si vede meglio e con più precisione. I tre itinerari sono:

  • “Famiglia in Missione o Missione Famiglia”: sottolinea come la famiglia sia parte integrante nell’annuncio del vangelo, dove la ricchezza dei carismi tenta di confermare uno stile, un modello di Chiesa universale. L’amore sponsale, il giusto rapporto coi figli, la pari dignità di ruoli fra moglie e marito, lo spazio, il tempo, il silenzio… alcuni dei temi trattati.
  • “Suor Leonella Sgorbati. Fin dove arriva l’amore”: il percorso della giovane Missionaria della Consolata (assassinata in Somalia nel 2006), dal 1970 in Kenya, poi dal 2001 in Somalia evidenzia la sua determinazione e passione nell’annuncio del Vangelo al servizio della vita al suo nascere, insegnando a intere generazioni di infermieri e ostetriche. “Perdono, perdono, perdono” - sarà l’ultimo sussurro raccolto dalle sue labbra. “Fino al dono totale di sé, nel nascondimento e nella semplicità”.
  • “La Missione Ambrosiana tra i Rom e I Sinti”: racconta la vicenda di don Mario Riboldi che, dal 1953 per tutto il corso della sua vita (2021†), ha accompagnato queste nostre etnie (molti di loro sono cittadini italiani) condividendo la loro vita in una roulotte, portando loro la parola del Vangelo.

 

È una mostra che racconta la missione di sempre in un modo nuovo. Per fruirla si è infatti invitati ad usare i cellulari. Con i mezzi e gli strumenti di oggi, quali valori abbiamo ancora da comunicare e trasmettere? Quali sfide ci interpellano?

Sì, invitiamo a venire muniti di cellulare o di tablet per poter visionare le testimonianze video, dal momento che una testimonianza “diretta” si ascolta meglio rispetto alla lettura di un testo. Oltre a ciò metteremo, successivamente al Festival, le testimonianze online, permettendo così di poterne usufruire anche in un secondo momento. La sfida che però abbiamo di fronte è quella di poter coniugare, in maniera corretta, la virtualità della comunicazione online con l’incontro dal vivo dei testimoni. Non dobbiamo dimenticare che il Vangelo si trasmette nella sua verità “da persona a persona”, “da cuore a cuore”. La scintilla della fede può nascere per vie diversissime, magari anche attraverso una mostra: poi però si deve arrivare all’Incontro, aspetto che la mostra intende evidenziare maggiormente.

La redazione