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La "Voce" dei missionari martiri è la voce dei popoli oppressi

24 Marzo 2022
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La Giornata dei missionari martiri è un appuntamento di preghiera e di digiuno che ogni anno Missio Giovani propone per ricordare alle Chiese in Italia le donne e gli uomini che spendono la propria vita per il Vangelo.

mons. romero1La scelta della data vuole ricordare quello che accadde 42 anni fa: il 24 marzo del 1980, infatti, monsignor Oscar Romero è stato assassinato a El Salvador da militari fedeli al regime. La ragione del martirio del "Santo de America" era proprio la vicinanza agli ultimi, in contrasto col regime militare al potere. Il vescovo salvadoregno fu ucciso mentre celebrava la messa, dopo aver denunciato l’impiego di bambini nella mappatura dei campi minati. Mentre elevava l’ostia nella consacrazione, un colpo di fucile lo colpì al collo. Il sicario, dei leader politici al potere, aveva colpito la voce di chi, in quegli anni bui di El Salvador, non aveva voce.

 

"Voce del Verbo"

martiri manifesto 2022 08smallTestimoni del Vangelo, uomini e donne che vivono la Parola di Dio, camminano per il mondo accanto ai poveri, agli ultimi tra i fratelli. La loro morte è segno di vite offerte in dono ai fratelli per amore del Vangelo. Le loro storie sono una eredità che la Chiesa raccoglie per restare ogni momento in ascolto della “Voce del Verbo” come ci ricorda lo slogan della 30esima Giornata dei Missionari Martiri organizzata dal Missio Giovani. Nella biografia degli estremi testimoni della fede non troviamo atti eclatanti ma l’amore del Padre incarnato nella vita quotidiana, con semplicità e coerenza. La vera arma che spaventa chi si innalza sull’altro è la bontà evangelica che trabocca dall’esistenza del martire. Fuori dagli epitaffi, invece, leggiamo una lista sconfinata: coloro che sono ancora in vita ma ai quali la vita è stata rubata; privati della libertà di parola e azione, dei diritti fondamentali, del necessario per vivere e crescere i propri figli. Martiri del sistema che esalta il ricco e stritola il povero.

La coerenza al messaggio del Maestro è cosa rara oggi, in special modo laddove la religione è un lusso che pochi possono permettersi. È in quei luoghi che il missionario sceglie di posare i piedi: una scelta di cuore che porta con sé l’assunzione di tutti i rischi del “mestiere”. Ciò non fa’ dell’annunciatore del Vangelo di Cristo un incosciente, al contrario, testimonia la volontà di andare nonostante tutto, la guerra, la fame, il pericolo. Pronunciando quel “si”, davanti a Dio e alla Chiesa, il missionario sposa il popolo che lo accoglie, con gli onori e gli oneri che ciò comporta. L’invio di uno dovrebbe rappresentare la volontà e il sostegno di molti, di una comunità che sostiene l’annunciatore lontano dalla terra natale. Questo viene spesso interpretato col sostegno economico e di risorse, transazioni monetarie e container che attraversano l’oceano per raggiungere gli inviati sul campo. L’atto di generosità non è accompagnato però dalla coscienza di ciò che accade in quella terra, dei drammi sociali che si consumano ogni giorno nei tanti Sud del pianeta.

 

La lista annuale di morte e testimonianza

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 22 missionari: 13 sacerdoti, unreligioso, duereligiose, seilaici. Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 11 missionari (sette sacerdoti, due religiose, due laici), cui segue l’America, con sette missionari uccisi (quattro sacerdoti, un religioso, due laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi tre missionari (un sacerdote, due laici), e l’Europa, dove è stato ucciso un sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, secondo i nostri dati, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari.

L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, anche non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. Allo stesso modo usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120).

I missionari che sono stati uccisi nel 2021 non erano noti per opere o impegni eclatanti, ma stavano “semplicemente” dando testimonianza della loro fede in contesti di violenza, di disuguaglianza sociale, di sfruttamento, di degrado morale e ambientale. Dall’Africa all’America, dall’Asia all’Europa, hanno condiviso con i fratelli e le sorelle che avevano accanto la vita quotidiana, con i suoi rischi e le sue paure, le sue violenze e le sue privazioni, portando nei piccoli gesti di ogni giorno la testimonianza cristiana come germe di speranza.

 

 

Approfondisci questo tema con l'articolo "La guerra del silenzio uccide più dei conflitti" e il Dossier Fides a cura di Giovanni Rocca, uscito a Marzo 2022 di “Popoli e Missione”

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Giovanni Rocca

Segretario nazionale Missio Giovani