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Il dialogo interreligioso, nel segno di ciò che ci unisce

04 Giugno 2022
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Anche nei momenti più bui della vita cercare Dio e il suo perdono può essere un conforto per tutti, qualunque sia la propria religione, e possibilità di rinascita.

Tra le tantissime iniziative di questo Pre-Festival si inserisce così anche il corso “In nome di Dio, Il Clemente il Misericordioso” dedicato ai cristiani e ai musulmani della TA, una sezione del carcere di Busto Arsizio (VA). Si è tenuto nelle domeniche 24 aprile, 1 maggio e 8 maggio, con la guida di don Giampiero Alberti, responsabile del Cadr (Centro Ambrosiano di Documentazione per le Religioni), collaboratore del Servizio per l’Ecumenismo e Dialogo della Diocesi di Milano e profondo conoscitore del mondo islamico.

«Si possono incontrare tanti musulmani nelle carceri»: siamo sempre più interpellati, a causa delle trasformazioni demografiche che caratterizzano il tessuto sociale italiano, da una crescita costante della presenza musulmana nei nostri territori, con un influsso sulla composizione della popolazione carceraria. Nell'incontro ravvicinato con i musulmani, non sempre siamo stati trovati preparati ma in questi ultimi decenni si è lavorato molto sulla conoscenza del mondo islamico e sul percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose. La proposta di questo corso è un modo di accostarsi all’impegno dei cappellani.

 

Il campo della missione è anche questo. Quale significato e quale opportunità ha, per le nostre vite e per la nostra missione di evangelizzazione, questo pluralismo culturale e religioso che caratterizza il mondo di Dio oggi? È «sempre bello poter incontrare persone di religione diverse - afferma don Giampiero Alberti -. Più che sottolineare le differenze, ciò che importante è valorizzare i valori comuni, la preghiera, la carità, la giustizia. In questo incontro emerge la domanda su cosa vuol dire “pagare”, scontare la propria pena».

Con una riflessione profonda sul “perdono”, così come richiamato dal tema del Festival della Missione 2022 “Vivere per-dono”, manifestazione che, a fine settembre e inizio ottobre a Milano, metterà al centro dei propri eventi momenti di dialogo ecumenico e interreligioso.

«Perdono come perdono di Dio, perdono degli uomini e come è possibile una riflessione in questo senso, in un contesto così particolare come il carcere». Tra religioni diverse, si può scoprire che gli stessi valori di perdono sono presenti sia nella Bibbia sia nel Corano, che recupera fortemente il perdono di Dio.

«Il confronto è un cammino da condurre insieme, per accorgersi che i valori comuni sono traguardi e Dio è giustizia e verità. E Dio lo si riscopre nell’accogliere Gesù Cristo o il Dio del Corano, in quei valori comuni che ci permettono di riconoscerci, nelle nostre religioni, tutti figli di Abramo, credenti e fratelli. La linea che si segue nel cammino verso il dialogo, con pazienza e dedizione, approfondendo gli spazi di incontro e relazione, è di puntare sul riconoscimento della dignità di ogni uomo al di là del credo religioso, rispettando le diverse religiosità. La Sua rivelazione ci spinge al bene comune». Anche ora che imperversa la guerra, insensata e folle, la risposta è la misericordia di Dio per contrastare il dilagare del male e dell’odio tra gli uomini. Dal sentimento vitale di appartenenza ad un Unico Creatore, come base della fratellanza di tutti gli uomini, scaturisca amore fraterno.

 

Anche Don David Maria Riboldi, cappellano nella casa circondariale di Busto Arsizio, ribadisce questo gesto di vicinanza, la disponibilità al confronto, di chiedere perdono e di mettersi in gioco, tra confessioni religiose diverse. Il perdono è ampiamente sottolineato nel Cristianesimo, con il sacramento della Riconciliazione. Pensiamo l’importanza di approfondire il “perdono” in carcere e, con le proprie confessioni, cosa significa cercare la redenzione di sé.

Come aiutare le persone, anche i fratelli musulmani, a comprendere l’occasione di una personale redenzione e una possibilità di perdono? «È tanto difficile sentirti perdonati da Dio, una fatica che va accompagnata, testimoniando la pace e la solidarietà che le religioni sanno offrire al mondo».

Una grande sfida che ci vedrà ancora impegnati. Il dialogo deve continuare.

La redazione