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Il Brasile che vogliamo

13 Aprile 2025
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*Articolo pubblicato sul numero di marzo di Popoli e Missione

Che l’ecologia e la tutela del Creato siano entrate appieno nella pastorale ordinaria di molte diocesi brasiliane è un dato di fatto. E anche il Consiglio episcopale latinoamericano e dei Caraibi (Celam) ha eletto queste tematiche tra quelle imprescindibili per i suoi programmi. D’altronde l’enciclica Laudate Deum offre un vero e proprio percorso per affrontare la crisi climatica, auspicando una conversione ecologica e mentale e un cambiamento di atteggiamento nell’ambiente ecclesiale. Per l’urgenza delle problematiche ecologiche, in Brasile c’è la convinzione che la Chiesa debba superare la logica degli eventi e muoversi verso la logica dei processi. E la difficile situazione in cui versa l’Amazzonia (come l’estrema siccità e la mancanza di risorse idriche) dimostra le conseguenze del cambiamento climatico sui popoli più vulnerabili. Tra le varie iniziative delle singole diocesi brasiliane, quella della scuola ecologica a Rio Branco è un esempio di pastorale locale per un’educazione alla tutela del Creato. Ci troviamo nella “Città del popolo”, un’area periferica voluta dal governo per dare un alloggio dignitoso alle migliaia di famiglie che vivevano in baracche lungo il fiume Acre, spazzate via dalle alluvioni sempre più frequenti. Il progetto iniziale prevedeva che, una volta ultimata, la “Città del popolo” potesse ospitare 10.518 famiglie in altrettante case, ma ad oggi non sono ancora state costruite tutte quelle in programma. Certamente, però, l’area edificata è molto vasta, mentre alcuni terreni aspettano ancora di veder cominciare i lavori di costruzione. Tra questi appezzamenti, ce n’è uno che verrà dedicato alla nascita di una scuola ecologica. A spiegarlo è don Massimo Lombardi, missionario di Lucca a Rio Branco da 50 anni: «Vista l’urgenza dei cambiamenti climatici e in risposta agli incendi distruttivi sempre più diffusi, noi vogliamo andare nella direzione opposta, cioè vogliamo piantare nuovi alberi». Don Massimo ricorda che nel febbraio dello scorso anno i fiumi erano profondi 17 metri, mentre adesso misurano soltanto 40 centimetri. È urgente diffondere tra la gente la sensibilità per l’ecologia: «Abbiamo settemila metri quadrati di terreno che vogliamo trasformare in una piantagione di alberi tipici della Foresta Amazzonica. Ogni albero avrà un cartellino con l’indicazione del suo nome, come nei giardini botanici. Vorremmo costruire anche una sala, sede della scuola ecologica». E poi in programma c’è un’idea che dovrebbe aiutare tutti gli abitanti della “Città del popolo” ad interessarsi al progetto: affidare ogni pianta ad una famiglia, in modo che se ne prenda cura. «Una sorta di adozione», conclude il missionario, sperando che presto tutto ciò si possa trasformare in realtà. Anche dalla diocesi di Floresta, don Alberto Reani, fidei donum di Verona, descrive l’importanza e la centralità dei temi legati all’ecologia e al rispetto del Creato, contestualizzandoli anche nell’attualità del Giubileo che impone una riflessione sul debito dell’umanità con la terra e con i poveri, come la tradizione biblica insegna (confronta Dt 15,1-11 e Lv 25,8-14). Il missionario ricorda l’allarmante situazione climatica che il Brasile ha vissuto nel settembre scorso, quando «la Terra ha gridato, dando segnali di sofferenza. I fiumi dell’Amazzonia hanno sofferto di siccità, come nel caso del fiume Solimões che aveva solo 45 centimetri di acqua, mentre nel Sud del Brasile le alluvioni hanno sommerso molte città, provocando morte e distruzione. Nel frattempo il centro del Brasile si infiammava e con la foresta bruciavano gli esseri viventi che la abitano».

Don Reani elenca alcune sfide che la diocesi di Floresta deve affrontare. Come le risorse idriche, in un’area semiarida qual è quella della zona, dove il sottosuolo è ricco di acqua, ma «l’egoismo e la logica economica producono una distribuzione sbagliata dei beni e alcune imprese fanno pozzi artesiani così profondi che succhiano l’acqua dei pozzi dei più poveri». Anche le ricchezze minerarie possono diventare sfide che generano ingiustizie: «Alcune comunità stanno soffrendo minacce; varie famiglie sono sfrattate dalla terra in cui abitano da tempo, ma di cui non hanno documenti di proprietà. La diocesi sta articolando le sue pastorali sociali per creare una rete di sensibilizzazione che possa far fronte a queste sfide, al pericolo che tutto possa diventare oggetto di compravendita, di sfruttamento della nostra Casa comune». Così Caritas, Commissione Pastorale della Terra (CPT), Pastorale Indigena, Pastorale della Salute, Pastorale del Bambino (Pastoral da Criança), Scuola di Missionari, Scuola Fede e Vita, Progetto per una Cultura di Pace, Associazioni dei pescicoltori, San Vincenzo, tutti insieme cercano di unirsi in una pastorale che faccia fronte alle necessità della gente e crei un fronte di azione politica con proposte per il “Brasile che vogliamo”.

Chiara Pellicci