FdM25, l’arcivescovo Repole: “Sia uno squarcio di cielo”
Il Festival della Missione tornerà a Torino dal 9 al 12 ottobre 2025 per la sua terza edizione, centrata sul tema “Il Volto Prossimo”. Questo filo conduttore si pone una domanda cruciale: “A chi mi faccio prossimo?”. Un interrogativo che invita a riflettere sulla prossimità come scelta concreta e universale, capace di unire credenti e non credenti attraverso storie, testimonianze e narrazioni che abbracciano vari contesti.
Torino, città ricca di pluralità e tradizione, è stata scelta come sede dell’evento con l’appoggio della Conferenza Episcopale Piemonte-Valle d’Aosta. A guidare l’organizzazione ci sono CIMI e Fondazione Missio Italia, con un team di direzione artistica composto da Lucia Capuzzi e Alessandro Galassi.
L’arcivescovo di Torino, monsignor Roberto Repole, durante la conferenza stampa, ha evidenziato la portata dell’iniziativa: «È una bellissima occasione per dilatare gli orizzonti, sia a livello internazionale che in profondità, perché si può restare sulla superficie o andare a fondo, ascoltando storie, soprattutto quelle dei più fragili. La missione non riguarda più solo alcune zone del mondo, ma ogni luogo dove vivono donne e uomini».
Un primo incontro con queste storie ci è stato regalato da padre Dario Bossi, comboniano da 20 anni in Brasile, che ha richiamato l’attenzione sul «razzismo ambientale», e da sister Angela Msola Nemilaki, superiora generale delle Madri Bianche. Sister Angela ha scelto di condividere il suo incontro con Lulu, giovane donna vittima di tratta: «Ricordo che mi chiese: “Sono ancora un essere umano? Quelle parole risuonano ancora nel mio cuore, perché in quel dolore ho visto la ferita profonda e cruda che nasce quando l’umanità è ridotta a nulla di più che una merce». È stata proprio la storia di Lulu a segnare il suo cammino, portandola a trovare la sua vocazione e a entrare a far parte della rete Talitha Kum, coalizione internazionale di suore religiose dedicate alla lotta contro la tratta di esseri umani.
L’iniziativa non si limita alle date principali: il Pre-Festival e il Post-Festival offriranno una serie di attività pensate per coinvolgere scuole, università, parrocchie e comunità locali. Tra le proposte spicca il progetto Officine di Pace, realizzato in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis, che porterà nelle scuole un percorso educativo sulla pace. Gli studenti saranno protagonisti, producendo contributi video da presentare nei workshop del Festival.
Al centro di questa edizione ci saranno anche le periferie, simbolo di una prossimità che va costruita con azioni concrete. A Palermo, nel quartiere di Brancaccio, si realizzerà un mural su un terreno confiscato alla mafia, in memoria di don Pino Puglisi e fratel Biagio. Un’altra iniziativa significativa è rappresentata da Murales por la paz, ideato dal missionario laico argentino Cristian Daniel Camargo. «Undici anni fa, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, il Papa ci disse: "Voglio che la Chiesa esca per le strade". Questo invito, che ha toccato il cuore di migliaia di giovani, ha profondamente colpito anche me», ha raccontato Camargo. Un richiamo che ha continuato a risuonare in lui, e lo ha portato nel 2018 a iniziare questa missione, dipingendo murales collettivi in cui tutti sono invitati a partecipare e dare colore alle proprie strade.
L’identità visiva del Festival è rappresentata da un logo che intreccia i cinque continenti in un abbraccio, simbolo di una missione vissuta come cammino condiviso. Un’immagine che, ricalcando le parole scelte dall’arcivescovo Repole come augurio per questo Festival della Missione 2025, «potrà essere uno squarcio di cielo e di luce su Torino».





