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Centro Studi Sereno Regis: 40 anni di attivismo per la pace e la nonviolenza

13 Febbraio 2025
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Di fronte alle guerre che ancora oggi sconvolgono il mondo, ha ancora senso parlare di pace? C’è chi pensa che il pacifismo sia un'utopia, un concetto astratto e idealista, privo di applicazioni concrete. Ma c’è anche chi, da decenni, lavora per dimostrare il contrario: che la pace è possibile, che la nonviolenza è una scelta efficace e che il conflitto può essere trasformato.

A Torino, il Centro Studi Sereno Regis è il cuore pulsante di questo impegno. Fondato nel 1982, il centro nasce dall’esperienza dei movimenti nonviolenti italiani che, già dagli anni ’60, lottavano per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Oggi, dopo oltre quarant’anni, continua a essere un luogo di studio, formazione e azione. Ospita una grande biblioteca e un archivio frequentati dai giovani, oltre a numerosi corsi e iniziative che lo rendono un organismo vivo.

«Il centro è nato da un gruppo di attivisti che si ispiravano ai movimenti nonviolenti», racconta Angela Dogliotti, una delle fondatrici. «Negli anni ’60 e ’70 la battaglia per l’obiezione di coscienza era ancora in pieno fermento. All’epoca chi rifiutava la leva obbligatoria finiva in prigione. Solo nel 1972 fu approvata la prima legge italiana che riconosceva questo diritto. Dieci anni dopo, nel 1982, abbiamo sentito il bisogno di creare un luogo che raccogliesse la memoria di quelle lotte e che continuasse a lavorare per la pace».

Da allora, il Centro Sereno Regis si è evoluto, mantenendo sempre il suo legame con i movimenti di base e diversificando la sua attività in molti settori. «Non siamo un centro studi accademico chiuso tra le sue mura», sottolinea Enzo Ferrara, attuale presidente. «Avendo una storia di oltre 40 anni, abbiamo potuto radicare esperienze e dare continuità. Per questo ci siamo dati il compito di fare da tramite tra le esperienze del passato e quelle presenti, valorizzandole entrambe». Il centro svolge dunque un ruolo di coordinamento per tutti coloro che cercano uno spazio per riflettere e agire insieme.

Negli ultimi decenni, il contesto globale è cambiato profondamente. Se fino agli anni ’90 il pacifismo sembrava un tema marginale, con il nuovo millennio le guerre sono tornate a essere una realtà vicina.

«Nel 1982 la Seconda guerra mondiale era distante, ma non lo era il ricordo della sofferenza ad essa legata. I protagonisti erano ancora vivi e attivi. Oggi, invece, manca quella memoria diretta ed è per questo che stiamo organizzando diverse iniziative per far comprendere che l’attivismo per la pace è una necessità urgente», spiega Ferrara.

Il centro non si occupa solo di disarmo e obiezione di coscienza, ma affronta anche le cause profonde della guerra: disuguaglianze economiche, sfruttamento delle risorse naturali e crisi ambientale.

100 anni di pace: raccontare la storia invisibile

Tra i grandi progetti del Centro c’è stata la mostra 100 anni di pace, realizzata nel 2018 per il centenario della fine della Prima guerra mondiale e che verrà ripresentata durante il Festival. «Abbiamo lavorato anni a questa mostra, collaborando con oltre venti associazioni nazionali e internazionali», racconta Dogliotti. «La storia viene raccontata quasi esclusivamente attraverso le guerre, ma se il mondo esiste ancora è perché c’è sempre stata anche un’altra forza. Con questa mostra volevamo far emergere la storia della pace, il tessuto connettivo di tutta la storia». Tuttavia, misurare i benefici della pace è molto più complesso rispetto alla visibilità immediata della distruzione causata dalla guerra. La mostra era suddivisa in tre sezioni. La prima, No alla guerra, era dedicata alle resistenze contro i conflitti armati, mostrando forme di resistenza attuate anche durante i conflitti. La seconda, Satyagraha: la forza della nonviolenza per costruire giustizia, raccoglieva esempi di resistenza nonviolenta contro il colonialismo e movimenti per i diritti civili ed economici. Infine, Gaia, la nostra casa comune: fare la pace con la Natura affrontava le campagne contro il nucleare civile, l'inquinamento industriale e le grandi opere dannose per l'ambiente.

L'educazione alla pace: formare le nuove generazioni

Uno dei pilastri del Centro Sereno Regis è l'educazione alla pace, intesa come analisi approfondita dei conflitti: «Ci concentriamo su come un conflitto nasce, si sviluppa e come può essere prevenuto o risolto», spiega Ferrara. «Spesso ci si sofferma solo sull'evento finale, senza considerare il contesto in cui è maturato. Comprendere le dinamiche familiari, sociali e culturali alla base di determinati episodi di violenza permette di intervenire in modo più efficace. Alcune forme di violenza possono essere affrontate su scala individuale o locale, mentre altre, di natura culturale e strutturale, richiedono un lavoro più ampio e sistemico».

La visione del Centro è proiettata verso il futuro: «Vediamo un sistema con forti contraddizioni, ma crediamo che il cambiamento sia possibile, anche nei nostri nemici», afferma Ferrara. «Si decide di intraprendere una guerra quando si è convinti che dall'altra parte non ci sia possibilità di dialogo. Noi, invece, crediamo che in ogni situazione sia possibile lavorare per cambiare il mondo». Dogliotti conclude: «Sembra che i movimenti per la pace non esistano più solo perché non vediamo grandi manifestazioni. In realtà, esistono nuove forme di attivismo dal basso, promosse da associazioni e piccoli movimenti. La sfida è riuscire a connetterli e dare loro visibilità».

La redazione