Da dove nasce?

Il progetto nasce dalla consapevolezza di un’insufficiente capacità del mondo missionario di comunicare se stesso nella società e nella cultura di oggi. I missionari e le missionarie continuano a godere di “buona stampa” e l’opinione pubblica ha una considerazione positiva di loro, ma il messaggio di cui sono portatori e che testimoniano con la vita – l’annuncio del Vangelo “agli estremi confini” – non scalfisce abbastanza le coscienze, né apre brecce nel sentire collettivo. Alla necessità di “comunicare” alla gente comune, si aggiunge la volontà di raggiungere in modo significativo ed efficace il grande pubblico e di “coinvolgere” giovani, adulti, famiglie attorno al tema della Missione. Un coinvolgimento che tocca dimensioni diverse (culturale, spirituale, ricreativa, della socialità) e che sollecita l’attivazione personale e la partecipazione del singolo e della comunità


Linguaggi nuovi
Volendo evitare il rischio dell’autoreferenzialità, la grande sfida del festival consisterà nel provare a sperimentare linguaggi nuovi. L’iniziativa che viene proposta nasce dalla convinzione che quella del Festival è una formula che incrocia la sensibilità di tanti, cristiani e no, che hanno nel cuore domande profonde e voglia di confrontarsi. A differenza dei Festival “classici”, però, quello della Missione vorrebbe essere anche, oltre che un insieme di dibattiti, tavole rotonde, testimonianze, un momento di festa, di gioia e condivisione. L’obiettivo: toccare i cuori, oltre che la testa. Per farlo è necessario far emergere la bellezza dell’esperienza missionaria anche con l’arte, la musica, lo stare insieme in un clima di festa. Perciò si pensa ad un evento “multidimensionale”.

Insieme
Uno dei rimproveri che il mondo missionari spesso si sente rivolgere è la fatica che fa a far lavorare insieme le sue diverse componenti. Da questo punto di vista, il Festival della Missione vorrebbe essere, concretamente, una palestra di comunione, un luogo dove le differenze vengono esaltate come ricchezza da condividere a beneficio di tutti. Prima ancora dei contenuti, un evento frutto di un lavoro di squadra diventa, di suo, una testimonianza significativa e già “missionaria” in sé. Le sinergie attivate in questi mesi vedono collaborare in maniera feconda la dimensione nazionale (Cei e Cimi) con quella locale, ossia la diocesi di Brescia e segnatamente il Centro missionario. A loro volta, le varie articolazioni del mondo missionario sono state sollecitate, dal Suam (Segretariato unitario animazione missionaria), alla Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana)…

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