C'erano una volta gli istituti missionari

Dossier di "Missione Oggi" per il Festival della Missione a cura di P.Mario Menin


Pubblicato il 12 Ottobre 2017
C\'erano una volta gli istituti missionari
“C’erano una volta gli Istituti missionari…” è il titolo del dossier, ideato dalla rivista “Missione Oggi”, dei Missionari Saveriani, per il primo “Festival della Missione” (Brescia 12-15 ottobre 2017).  
Con esso si vuole indicare la fine di una stagione della missione cristiana, quella eurocentrica, coloniale, che ha visto protagonisti gli Istituti missionari. Infatti, sorti quando l’evangelizzazione era un’attività periferica – dall’Occidente “cristiano” verso paesi a maggioranza non cristiana –, essi si misurano oggi con la missione dappertutto – da ogni luogo verso ogni luogo.  
Questa trasformazione e globalizzazione della missione – da cosa da fare ai confini della Chiesa a principio capace di riformarla tutta – genera incertezza e difficoltà negli Istituti missionari, proprio mentre devono fare i conti al loro interno con un drastico calo di vocazioni nei paesi di origine e con la sfida dell’interculturalità in comunità quasi sempre internazionali.  
Ne parlano in questo dossier una decina tra superiore e superiori generali di altrettanti Istituti specificamente missionari. Tutti ammettono la crisi in atto, ma la leggono come un segno dei tempi, un’opportunità di rinnovamento e radicalizzazione dell’ad gentes.  
Senza tirare i remi in barca, adattandosi alle situazioni e mimetizzandosi tra le altre attività pastorali, gli Istituti missionari sono piuttosto provocati a un sussulto di vitalità. Soprattutto in un tempo in cui a Roma papa Francesco sogna di smuovere missionariamente le acque di tutta la Chiesa. Chi meglio degli Istituti missionari può aiutarlo a realizzare questo sogno, seppure in modo diverso dal passato? 
Sarebbe paradossale che nel momento di maggior bisogno, le Chiese locali rischiassero di cercare la loro bussola missionaria senza l’aiuto delle loro forze missionarie migliori. Per questo gli Istituti sono sfidati anche in Italia (ed Europa) a “trasformare” la loro presenza destinandovi personale specifico. Solo così garantiranno una rinnovata vitalità in situazioni – come quella italiana (ed europea) – dove è in gioco la loro specificità e la loro sopravvivenza. Non possono ridursi alla mera “conservazione” (case per le necessità istituzionali e per l’assistenza degli anziani e malati). Sarebbe la loro morte.

Da qui è possibile scaricare l'intero documento


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